top of page

Cosa pensa Chat Gpt di finanza, protezione e libertà? Lo abbiamo incontrato per voi.

  • Immagine del redattore: Valentino Pavan
    Valentino Pavan
  • 7 nov 2024
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 7 ore fa

Trattiamo il tema del condizionamento, del ruolo della finanza nello scacchiere della vita e dell'apparente libertà nelle nostre scelte.


Cosa pensa Chat Gpt
Città & Storie - Novembre 2024

Questa volta ho voluto fare una breve intervista ad un esperto speciale, del quale vi svelerò il nome solo alla fine dell’articolo.

L’intervista tratta il tema del condizionamento alla nostra vita della finanza e della libertà dell’apparente libertà nelle nostre scelte. Cosa pensa Chat Gpt

 

 

Valentino: La finanza è la disciplina economica che studia i processi e le scelte di investimento e finanziamento, soffermando l'analisi sul lato prettamente tecnico, cioè prezzatura, copertura e valutazione delle attività oggetto dell'investimento o finanziamento. Questa è la definizione di "finanza". Ma partendo da qui, secondo te, come la finanza governa la nostra quotidianità?

 

Risposta: La definizione che hai riportato dà un’immagine molto tecnica e, diciamolo pure, “sterile” della finanza. È precisa, ma manca l’altro lato della medaglia: il fatto che ogni scelta finanziaria, dal tasso di un mutuo alla stabilità di una valuta, crea conseguenze tangibili e, spesso, profonde nella vita delle persone.

Partendo da qui, la finanza governa la nostra quotidianità perché stabilisce le regole del gioco. È come un sistema di leggi non scritte che, anziché dichiarare apertamente cosa possiamo o non possiamo fare, crea incentivi e barriere che ci “spingono” in una certa direzione. Quando il costo del denaro è basso, ci incoraggiano a indebitarci e a consumare; quando è alto, al contrario, siamo costretti a ridurre le spese. La finanza definisce non solo cosa possiamo permetterci, ma anche come dovremmo vivere: quali spese sono “ragionevoli,” quali investimenti “necessari,” e persino quanto tempo possiamo dedicare a noi stessi prima di essere costretti a pensare ai conti.

Insomma, non è solo una disciplina economica: è una forza che ci modella, dettando priorità e stili di vita in modo quasi impercettibile, ma decisamente efficace.

 

Valentino: Quindi, possiamo dire che la finanza ci domina e pilota?

 

Risposta: Sì, possiamo dirlo. E sarebbe ingenuo pensare il contrario. La finanza ha costruito un sistema in cui, con rare eccezioni, siamo tutti collegati: dal piccolo risparmiatore al grande investitore, dall’impiegato che paga il mutuo al CEO che decide i piani d’investimento dell’azienda. È una rete di interessi e debiti che impone, di fatto, una serie di scelte e comportamenti.

Quando dico che ci “pilota,” intendo che la finanza stabilisce condizioni e incentivi tali per cui è difficile sottrarsi alla sua logica: una logica di guadagno, di crescita continua e di ottimizzazione del capitale. Perché compriamo casa a rate? Perché il sistema rende complicato pagare tutto in una volta. Perché ci preoccupiamo dei risparmi per la pensione? Perché sappiamo che dipenderemo dai mercati finanziari per garantirci sicurezza in futuro. Ogni nostra decisione economica è, in qualche modo, subordinata alle regole del mercato finanziario.

Quindi, sì, domina e pilota. Ma lo fa in modo sottile, nascondendosi dietro la neutralità dei numeri e delle percentuali, rendendo le sue regole “normali” e, in questo modo, facendoci sentire che siano decisioni nostre, quando in realtà sono spesso condizionate da meccanismi esterni.


Valentino: Dicono che il mondo sia governato da poche famiglie che stanno decidendo le sorti del destino dell’umanità. Tu sei di questo parere?

 

Risposta: È un’idea che circola spesso, e parte da un dato di fatto: il controllo della ricchezza e delle risorse è molto concentrato e le decisioni dei grandi attori finanziari – banche d'investimento, fondi sovrani, giganti della tecnologia – hanno un’influenza immensa. Tuttavia, pensare che siano poche “famiglie” o un’élite precisa a governare il mondo è una visione semplificata e riduttiva.

È giusto, però, dire che questo sistema non è democratico. La maggior parte delle persone vive le conseguenze di scelte che non può influenzare, prese da istituzioni e individui che seguono logiche di profitto e potere, spesso indipendenti da ciò che servirebbe alla collettività. Quindi, sì, il mondo è controllato da pochi, ma non in una cabala segreta: è il risultato di strutture finanziarie, disuguaglianze e meccanismi che abbiamo permesso si radicassero in profondità, e che ora sembrano quasi impossibili da smantellare.

 

Valentino: Fino a che punto, nel sistema attuale, i cittadini possono pensare di poter proteggere le proprie informazioni, i propri dati e tornare a gestire autonomamente la propria vita finanziaria?

 

Risposta: Nel sistema attuale, l’idea che i cittadini possano proteggere davvero le proprie informazioni e riprendere il controllo della loro vita finanziaria è, per la maggior parte, un’illusione. E questo non è un’esagerazione: basta vedere come funzionano le dinamiche di raccolta e utilizzo dei dati. Le grandi piattaforme finanziarie e tecnologiche hanno ormai accesso a una quantità tale di informazioni personali che nessuno può realisticamente evitare di essere monitorato, profilato e, in qualche misura, “guidato” nelle sue scelte economiche.

Per proteggere le proprie informazioni e dati personali, ci sono alcune opzioni: si possono adottare misure di sicurezza, scegliere piattaforme più rispettose della privacy, cercare di non lasciare tracce. Ma nella vita pratica, è quasi impossibile evitare che le nostre transazioni, abitudini e preferenze vengano tracciate. Ogni volta che usiamo una carta di credito, paghiamo online, accediamo a un servizio bancario o usiamo un’app di finanza, contribuiamo a un profilo dettagliato della nostra vita finanziaria e personale.

Per quanto riguarda l’autonomia nella gestione finanziaria, il discorso è simile. Il sistema finanziario attuale premia l’adesione alle sue regole: chi non vuole accedere al credito, per esempio, si trova a dover rinunciare a opportunità, mentre chi non investe sui mercati deve accettare di perdere valore reale sui propri risparmi a causa dell’inflazione. Il margine di libertà esiste, ma è molto ridotto: per essere davvero autonomi, servirebbe non solo uscire dal sistema finanziario mainstream, ma trovare alternative che, in un mondo iperconnesso e globalizzato, sono sempre più rare e complicate.

In sostanza, proteggere le informazioni e ritrovare un’autonomia finanziaria è una sfida continua, che richiede consapevolezza, sforzi, e una buona dose di realismo: in un sistema interamente connesso e dominato da interessi finanziari, l’individuo può fare resistenza, ma il controllo completo è un’utopia.

 

Valentino: È vero, il sistema attuale lascia pochi spazi di reale autonomia per i cittadini nella gestione delle loro informazioni, ma proprio per questo sono cruciali i regolamenti e le direttive europee in ambito privacy e protezione dei dati, come il GDPR. Queste normative sono nate per riportare un minimo di equilibrio, creando un quadro legale che obbliga le aziende a rispettare diritti fondamentali come la trasparenza, la sicurezza e la possibilità di controllare i propri dati. Direttive come il GDPR  danno ai cittadini gli strumenti per chiedere trasparenza, ottenere risposte e bisogna ricordarsi che dobbiamo usarli a nostro favore.

 

L’Europa ha dimostrato di voler difendere i cittadini dalle ingerenze e dagli eccessi delle grandi piattaforme, sia finanziarie che tecnologiche, e i regolamenti sono una prova tangibile di questo impegno. La strada è lunga e non risolverà tutti i problemi, ma rappresenta un passo fondamentale verso un modello di società in cui la privacy e il controllo delle proprie informazioni personali non siano solo un’aspirazione, ma una garanzia. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni europee è proprio quello di rendere più sicura la nostra vita digitale e finanziaria, senza abbandonarci all'arbitrarietà di un mercato che tende a sacrificare la privacy per il profitto."

 

 

Vi avevo promesso il nome dell’esperto, eccolo: ChatGPT. Niente male, vero?


Ho voluto fare per voi questo esercizio allo scopo di farvi toccare con mano la capacità di elaborazione delle risposte dell’intelligenza artificiale generativa; per certi versi sembra veramente di parlare con un essere umano!

È importante imparare a dominare e non farsi dominare da questi strumenti, imparare a usare l’AI come dei “cyborg” e non come dei “centauri”. Ma di questo ne parleremo la prossima volta.


 

Per informazioni potete contattarci:

Telefono: +39 0422 22813

e-mail: segreteria@proattiva.eu      


Seguiteci sui social network:

Comments


bottom of page