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La guerra di cui non si parla

  • Immagine del redattore: Valentino Pavan
    Valentino Pavan
  • 16 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Ormai è assodato che viviamo in un’epoca in cui i dati personali sono diventati una risorsa preziosa più dell’oro e del petrolio. Ogni nostra azione online, dai social network agli acquisti, genera informazioni che vengono raccolte, analizzate e vendute.


A chi appartengono veramente i nostri dati? E chi decide come possono essere usati?
Città & Storie - Marzo 2025

Ma a chi appartengono veramente i nostri dati? E chi decide come possono essere usati?

 

L’Europa si distingue nel mondo per la sua attenzione alla protezione dei dati personali, considerandoli parte integrante dei diritti fondamentali e con il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), ha posto l’essere umano al centro del trattamento delle informazioni digitali, cercando di garantire trasparenza e controllo agli utenti. Ma questa visione si scontra con quella di altre potenze globali.

 

Negli Stati Uniti e in Cina, la gestione dei dati è guidata prevalentemente da logiche economiche e di potere. Le grandi aziende tecnologiche, come Meta, X, Google e le nuove intelligenze artificiali (ChatGPT, Gemini, DeepSeek), raccolgono enormi quantità di informazioni senza particolari restrizioni, sfruttandole per fini commerciali o, in alcuni casi, di sorveglianza. In questi contesti, la tutela della privacy e dei diritti umani passa in secondo piano rispetto ai profitti e al controllo politico.

 

Il rischio più grande è quello della profilazione di massa. I dati raccolti permettono di prevedere e persino influenzare le decisioni delle persone: cosa comprare, chi votare, cosa pensare, come comportarsi. Questo solleva interrogativi inquietanti sul futuro della nostra libertà di scelta. Se le nostre azioni vengono guidate da algoritmi sempre più sofisticati, possiamo ancora parlare di libero arbitrio?

 

Trovare un equilibrio tra il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo economico è una sfida complessa. Da un lato, una regolamentazione rigida può rallentare l’innovazione; dall’altro, un mercato senza regole rischia di trasformare le persone in semplici numeri da sfruttare.

 

Le recenti dichiarazioni e azioni dell'amministrazione Trump, supportata da figure come Elon Musk, stanno intensificando le tensioni tra Stati Uniti e Unione Europea riguardo alla protezione dei dati personali e alla regolamentazione digitale.

 

Uno dei punti focali di questo scontro è il Data Privacy Framework (DPF), l'accordo che regola il trasferimento dei dati personali tra UE e USA. L'amministrazione Trump ha manifestato l'intenzione di modificare o addirittura sciogliere il Privacy and Civil Liberties Oversight Board (PCLOB), organismo chiave per la validità del DPF. Questa mossa potrebbe compromettere la stabilità dell'accordo, mettendo a rischio la protezione dei dati dei cittadini europei e creando incertezza per le aziende che operano a livello transatlantico.

 

Parallelamente, Elon Musk, in qualità di proprietario della piattaforma X (precedentemente Twitter) e stretto collaboratore di Trump, ha assunto posizioni critiche nei confronti delle normative europee sulla moderazione dei contenuti online. In particolare, ha contestato il Digital Services Act (DSA) dell'UE, che impone obblighi alle piattaforme digitali per gestire contenuti dannosi. Questa opposizione potrebbe portare a conflitti legali e ulteriori tensioni diplomatiche tra le due sponde dell'Atlantico.


In risposta a queste pressioni, una coalizione di 39 organizzazioni non governative ha esortato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, a mantenere una rigorosa applicazione delle normative digitali dell'UE, resistendo alle influenze dell'amministrazione Trump e di Musk. Questa situazione evidenzia la crescente divergenza tra l'approccio europeo, incentrato sulla tutela dei diritti fondamentali e quello statunitense, orientato verso la deregolamentazione, gli interessi economici e di potere sociale.

 

Oltre agli aspetti geopolitici ed economici, c'è un ulteriore pericolo: la crescente dipendenza tecnologica dei cittadini europei da piattaforme e servizi digitali controllati da aziende americane e cinesi. Questa dipendenza, se non gestita con attenzione, potrebbe minare la capacità dell'Europa di preservare la propria autonomia decisionale in ambito tecnologico e normativo. Le offerte apparentemente vantaggiose di servizi gratuiti o a basso costo spesso nascondono un prezzo altissimo: la rinuncia alla propria privacy e alla possibilità di autodeterminarsi liberamente.

 

La realtà che George Orwell immaginava in 1984 non sembra più così distante: una società in cui ogni individuo è monitorato e controllato, senza più alcuna vera privacy. La domanda che dobbiamo porci è: vogliamo davvero un futuro del genere? E, soprattutto, siamo ancora in tempo per impedirlo?

 

Il limite che non deve essere assolutamente travalicato è quello della mercificazione del dato e colgo l’occasione per ricordare ancora una volta che il trattamento dei dati personali è un diritto fondamentale sancito nell’art.8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. È l’individuo che deve prestare un consenso al trattamento dei propri dati personali e non deve essere indotto a farlo con l’inganno perché attratto dalla possibilità di facili vantaggi. I diritti non devono essere soggetti alle leggi del libero mercato ma solo a quelle dello stato di diritto, regolate da un processo democratico e guidate dalla ricerca del bene comune. In caso contrario, le tutele per l’individuo, in una società sempre più digitalizzata e governata da logiche algoritmiche, saranno sempre più deboli, con conseguenze devastanti per la sua persona e i suoi diritti fondamentali.

 

L’era dell’intelligenza artificiale è arrivata e tra le tante cose positive che porta, ce ne sono altrettante di potenzialmente molto negative, proponendo gravi e ineluttabili questioni che devono necessariamente essere gestite.

 

I legislatori della Comunità Europea si trovano di fronte alla sfida complessa di bilanciare la tutela dei diritti umani con la necessità di favorire lo sviluppo tecnologico e delle intelligenze artificiali, cercando di garantire innovazione e competitività senza compromettere la privacy, la libertà individuale e i principi democratici su cui si fonda l'Unione.

Tramite i suoi organi regolatori, non deve cedere alle violenze degli USA e le ingerenze di altre potenze straniere e noi cittadini non dobbiamo farci abbagliare e condizionare da offerte tecnologiche apparentemente indispensabili ma fortemente impattanti nelle nostre libertà, di valutazione e decisione. Occorre maggiore consapevolezza su come i nostri dati vengono trattati e maggiore responsabilità nelle scelte che facciamo. Solo attraverso una regolamentazione attenta e un atteggiamento vigile da parte dei cittadini si potrà evitare di scivolare in un futuro in cui la libertà personale sarà solo un’illusione, perché controllata da poteri tecnologici sovranazionali.


 

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